Il vino Canèna nova, tradizionalmente preparato per la terza domenica di settembre e gustato tipicamente in occasione della Fira di Sett Dulur di Russi, deriva da un uvaggio composto per almeno il 50% dal vitigno Canina nera e per il resto da una serie di uve a maturazione abbastanza precoce (Marzemino, Ancellotta, Cornacchia, Romanino, uve da colore, tinturie, ecc.). Anche se è difficile spingersi alle origini di questo vitigno, vi sono tracce documentali della sua coltivazione nella Bassa Romagna sin dal 1800. Si conoscono le varietà a raspo rosso o a raspo verde, più rappresentata e pregiata la prima. La zona tipica di produzione è la pianura ravennate e forlivese, in particolare i comuni di Russi, Cotignola e Bagnacavallo.

Considerato che la Canèna era, ed è, il risultato di una vendemmia scalare, non può che dare origine ad un vino beverino, a gradazione alcolica non molto elevata e con un certo residuo zuccherino. Un prodotto che in passato era praticamente impossibile da imbottigliare, poiché le miti temperature autunnali favoriscono la rifermentazione dello zucchero residuo e la formazione di anidride carbonica, che nella migliore delle ipotesi fa saltare il tappo, piuttosto che spaccare la bottiglia.

In letteratura i pareri su questo vino sono contrastanti. Certo è che la Canèna nova è un prodotto della tradizione contadina legato a necessità di tipo alimentare: durante i faticosi lavori estivi le scorte di vino arrivavano pressoché ad esaurimento e siccome, unitamente al pane, il vino era una insostituibile fonte di energia, era necessario poterne avere a disposizione anche per affrontare le fatiche della vendemmia prima, e della preparazione dei letti di semina, poi.

L'identikit del vino

Ecco i principali “descrittori” individuati da un panel tecnico di degustatori nella Canèna 2003.

COLORE: rosso violetto piuttosto intenso, con riflessi violacei molto brillanti;

ODORE: vinoso prevalente, leggero fiorale, che qualcuno ha individuato in viola, rosa, geranio e garofano, leggero speziato, individuato da diversi assaggiatori in una punta di liquirizia, fruttato ben delineato come more e in subordine lamponi, nonchè prugna secca. Si è rilevato anche un generico erbaceo che i più hanno definito erbaceo fresco (forse raspo), mentre alcuni hanno percepito un sentore aromatico che però non si è riusciti a specificare;

GUSTO: vino di una acidità normale, debolmente amaro, sapido, leggermente morbido, con una astringenza medio-bassa, di buona struttura e con una persistenza gusto - olfattiva buona (circa 7-8 secondi).

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